MITO E REALTÀ DEL FASCISMO SECONDO JULIUS EVOLA(LIBRO)

In questa raccolta di testi – ben trentacinque fra articoli brevi e lunghi saggi – vi sono non soltanto analisi settoriali di alcuni aspetti dell’esperienza fascista, ma anche alquanto inusitati episodi (la superstizione di Mussolini ad esempio, di cui lo stesso Evola fece le spese), ritratti di personaggi, polemiche (soprattutto sul corporativismo, la socializzazione, Gentile) e messe a punto (sul significato di Destra e Tradizione, ad esempio), scelti fra i moltissimi che Evola scrisse nell’arco di un quindicennio, sino alle soglie della pubblicazione del suo saggio per Volpe (uno dei primi che l’Ingegnere stampò per la sua neonata casa editrice che in origine doveva chiamarsi Il Quadrato) in cui nel 1964 sistematizzò quelle sue analisi ad uso – immaginava lui e immaginava Giovanni Volpe – di una nuova generazione politica.
L’intendimento di questo volume antologico è di far vedere come negli anni Cinquanta, cioè negli anni immediatamente successivi alla caduta del fascismo e alla fine della guerra, e sino alla pubblicazione del libro in cui sistematizzò le sue idee in merito espresse negli articoli che qui in parte si sono raccolti, Julius Evola presentava il Regime fascista e i suoi protagonisti ai giovani della destra missina, quei ragazzi che appartenevano soprattutto alla corrente che si rifaceva agli insegnamenti suoi e di Massimo Scaligero da un lato, ma anche a una platea più vasta avvicinabile attraverso le testate giornalistiche maggiormente note e diffuse in quell’area: dalle pubblicazioni giovanili (“La rivolta ideale”) alle testate fiancheggiatrici (“Meridiano d’Italia”, “Il Popolo italiano”), dal quotidiano ufficiale del partito (“Il Secolo d’Italia”) alla rivista di studi dei dissidenti di Ordine Nuovo, a riviste e giornali genericamente di destra (“Il Conciliatore”, “Roma”).

DAL TESTO – «Finché il fascismo è esistito, e per il fatto che esso era un movimento ricostruttore in marcia con possibilità non ancora esaurite, non era lecito portare la critica oltre un certo segno. E chi, come noi, pur difendendo un ordine di idee coincidente solo in parte col fascismo (e col nazionalsocialismo) collaborò con tali movimenti malgrado la coscienza precisa di quei loro lati incompleti o deviati, lo fece contando appunto su ulteriori, possibili sviluppi che li avessero eliminati. Ma oggi che il fascismo sta dietro a noi come una realtà della storia passata, l’atteggiamento non può essere lo stesso. Al luogo della “idealizzazione” propria al “mito” s’impone un’opera di discriminazione: separare il positivo dal negativo, riprendere, sviluppare adeguatamente e affermare solo il positivo.»

L’AUTORE – Julius Evola, filosofo e pittore italiano (Roma 1898 – ivi 1974), inizialmente dedito a studi tecnici e matematici (era iscritto alla facoltà di Ingegneria), seguì ben presto la sua vera vocazione, l’arte e la filosofia, aderendo, dopo la fine della Prima guerra mondiale (alla quale partecipò come ufficiale di artiglieria), al movimento futurista di Balla e Marinetti (nel 1919 era presente all’Esposizione nazionale futurista di Milano, nel 1921 all’Exposition internationale d’art moderne a Ginevra). Ma dal gennaio del 1921 i suoi interessi si erano già spostati verso il dadaismo, entrando in contatto con Tristan Tzara e diventando una figura di rilievo nella produzione pittorica italiana, come dimostra la sua presenza al Salon Dada di Parigi nel giugno del 1921. Il ’21, tuttavia, fu anche l’anno di una drammatica crisi personale che sfociò in un tentato suicidio; il superamento di tale crisi segnò per E. l’inizio di un interesse via via sempre più esclusivo per la filosofia. In questo ambito, la formazione di E. rivela la costante presenza di temi nietzschiani e gentiliani, ai quali tuttavia egli volle imprimere una torsione nel senso di un «idealismo magico» (“Saggi sull’idealismo magico”, 1925), nel quale confluirono varie esperienze mistiche e misteriche dell’Oriente e dell’Occidente (yoga, tantrismo, ermetismo, mitraismo, mistica ‘ghibellina’ del Graal, ecc.). La sua adesione al fascismo (che rimase tuttavia ideologica, perché non fu mai iscritto al PNF) e le sue simpatie per il nazismo derivano da una interpretazione degli stessi in chiave di rinnovamento del paganesimo (“Imperialismo pagano”, 1928) e di rifiuto della modernità (“Rivolta contro il mondo moderno”, 1934). Nella modernità E., sensibile al classico mito delle quattro epoche del mondo (oro, argento, bronzo e ferro), vedeva il ritorno della quarta età, la peggiore di tutte. A tale rifiuto è collegata in parte anche la sua analisi dell’ebraismo, considerato il principale ‘volano’ del liberalismo e dell’ideologia del profitto. Il razzismo di E. non era legato a fattori biologici, ma ‘spirituali’, quali il mito aristocratico vagamente ‘nietzschiano’ delle razze intellettualmente e culturalmente superiori. Ferito nell’aprile del 1945 a Vienna durante i bombardamenti, restò paralizzato agli arti inferiori. Nel ’48 rientrò in Italia, dove nel ’50 fu arrestato e coinvolto nel processo ai Fasci di azione rivoluzionaria (FAR). Prosciolto dalle accuse, passò il resto della sua vita dedicandosi agli studi filosofici, che comprendono riflessioni sulla “Metafisica del sesso” (1958), scritti su Ernst Jünger, sulla filosofia indiana e sul taoismo, e ancora riflessioni sul fascismo. I suoi numerosi scritti inediti sono in corso di pubblicazione a cura della Fondazione Julius Evola. (fonte: http://www.treccani.it/enciclopedia/julius-evola_(Dizionario-di-filosofia))

INDICE DELL’OPERA – Nota. Julius Evola tra fascismo e neofascismo, di Marco Rossi – Mito e realtà del Fascismo – Doppio volto del nazionalismo (1949) – Questa inesistente “Destra” (1949) – Volto e fine della Corporazione (1949) – Primo tempo del Corporativismo (1950) – Le “unità del lavoro” (1950) – Mussolini e il razzismo (1951) – Il mito della nuova Italia (1951) – Sangue e spirito (1951) – Discorso sulla socializzazione (1952) – La “Destra”: sbagliato complesso d’angoscia (1952) – La “Tradizione” (1952) – Fuori dall’equivoco (1952) – Lo Stato del lavoro e il suo equivoco (1952) – Solidarietà contro socializzazione (1952) – Doppio volto della “Carta di Verona” (1953) -Mussolini temeva l’influsso della magia? (1954) – Farinacci (1955) – Gentile non è il nostro filosofo (1955) – Una “Destra” per l’Italia (1956) – Destra rivoluzionaria (1956) – Nel mondo del lavoro. Capi e gregari (1957) – Con Mussolini al Quartier Generale di Hitler (I. Skorzeny a Roma dopo il 25 luglio (1957) – II. Una missione segreta a Berlino (1957) – III. Nacque l’8 settembre il fascismo repubblicano (1957) – IV. Il 13 settembre del 1943, il Duce, liberato, telefona da Vienna (1957) – V. Roma città aperta, e il movimento della rinascita (1957)) – I nostalgici. Il fascismo e l’idea di Stato (1957) – Quale Europa? (1957) – Il fascismo e l’idea politica tradizionale (1958) – Mussolini e il razzismo (1958) – La Destra, il fascismo e la mitologizzazione (1959) – La concezione dello Stato e il “totalitarismo” (1959) – Monarchia, dittatura, partito unico (1959) – La politica e l’economia (1959) – Le prime ore della R.S.I. (1964)

FONTE:http://www.archiviostorico.info/libri-e-riviste/7126-mito-e-realta-del-fascismo

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